21.03.2003
Messaggi di "Palestina Libera"

 

Date: Friday, March 21, 2003 4:02 PM

 

 

 

PALESTINA:

 

UNO. Aggiornamenti dalla Palestina: Israele approfitta della guerra

DUE. Rafah, donna seppellita dalle macerie (ennesimo omicidio dei Bulldozers)

TRE. I militari distruggono la lapide di Rachel

QUATTRO. Israele usa armi proibite made in usa contro la popolazione palestinese

CINQUE.Meeting della nuova generazione dell'Intifada

 

IRAQ:

 

SEI. MERAVIGLIOSA Lettera di Coelho al Presidente Bush

SETTE. Sondaggio Sole24ore

OTTO. Lista dei paesi che supportano la guerra USA

NOVE. Comunicato stampa di della Sezione Italiana di Amnesty International

DIECI. Fotografi contro la guerra

UNDICI. Aggiornamenti da Emergency (Iraq)

 

 

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UNO. Aggiornamenti dalla Palestina: Israele approfitta della guerra

I militari prendono ostaggi tra i civili (uomini, donne e bambini) di Nablus e provano ad uccidere

un altro attivista statunitense.

www.palestinemonitor.org

 

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DUE. Aggiornamenti da Rafah: donna seppellita dalle macerie (ennesimo omicidio dei Bulldozers)

http://rafah.virtualactivism.org

 

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TRE. I militari distruggono la lapide di Rachel

http://www.ism-vancouver.org

 

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QUATTRO. Israele usa armi proibite made in usa contro la popolazione palestinese

 

L'ospedale Shifa a Gaza e' strapieno. C'e' una polemica internazionale,

il governo militare israeliano nega di aver usato le "flechettes",

prodotte in USA e proibite dalla legge internazionale, inserite nelle

granate da carro usate durante il massacro di due giorni fa nel campo di Jabalia.

Ho parlato col dottor Mu'awiya Hassanain, direttore generale delle emergenze

e ferimenti, ministro palestinese della salute, capo chirurgo di traumi e

ferimenti, e chirurgo vascolare all'ospedale Shifa, il principale di Gaza.

 

"Vorrei dire e annunciare che l'esercito israeliano sta usando granate da

carro riempite di flechettes. Esse penetrano nel corpo causando la morte,

penetrando testa, collo, petto, addome, raggiungendo le due grosse arterie

femorale e aorta e causando cosi' shock da dissanguamento e altro.

Sono il responsabile e il dottore medico/legale per tutti quelli dell'intifada.

Sono il "dottor intifada". Sono il primo a vedere ed esaminare le vittime degli

attacchi israeliani. Cio' che ho visto nel giorno criminoso e sanguinoso

dell'attacco al campo di Jabalia e' il risultato di granate piene di flechettes

usate dai militari, che causarono in pochi minuti la morte di otto palestinesi

e il feri mento di oltre 60. Quello che vorrei dire e' che le flechettes

penetrano nella testa, arrivando al cervello e causando la morte.

La loro penetrazione nei grandi vasi sanguigni causa severe emorragie,

la penetrazione nel petto fa esplodere cuore, polmoni, addome.

Tutti i palestinesi in questione sono morti a causa di queste flechettes".

 

All'ospedale ho visitato un ragazzo che e' stato ferito durante l'attacco,

si trovava accanto ai pompieri mentre lavoravano a Jabalia.

Entrambe le sue cosce sono avvolte da spesse bende, il naso

e' fracassato e impastato di sangue, e sta cercando di guarire.

e' difficile per le famiglie muoversi nell'ospedale a causa dei tanti feriti,

stanze e corsie sono piene di gente. Chiedo al dottore di mostrarmi una flechette.

Ne prende una in mano e dice "Le estraggo da cadaveri, dai corpi, insieme con altre

shrapnel. Soffriamo molto a causa dei militari israeliani".

(EMMA)

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CINQUE.Meeting della nuova generazione dell'Intifada

Comunichiamo con piacere il programma che va da Giovedi 20 a Sabato 22

legato al Meeting della nuova generazione dell'Intifada. Quattro incontri

con sei ragazzi palestinesi, per capire, tramite le loro testimonianze

dirette, i problemi, la cultura e la storia di un paese e della sua

restinza che dura da piu' di cinquant'anni.

 

Organizzano e partecipano all'iniziativa: Coordinamento Nazionale di

Solidarieta' con l'Intifada, Comitato Palestina Firenze, Firenze Social

Forum, Collettivo Politico di Scienze Politiche, Studenti medi contro la

guerra, Movimento di lotta per la casa.

 

info dettagliate su: http://italy.indymedia.org/#549

 

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SEI. Lettera di Coelho al Presidente Bush

Grazie Presidente Bush. Grazie, grande leader George W. Bush. Grazie di

aver mostrato a tutti il pericolo che Saddam Hussein rappresenta.

Molti di noi avrebbero potuto altrimenti dimenticare che ha utilizzato

armi chimiche contro il suo popolo, contro i curdi e contro gli iraniani.

Hussein e' un dittatore sanguinario e una delle piu' chiare espressioni del

male al giorno d'oggi. Ma questa non e' la sola ragione per cui la

ringrazio.

Nei primi due mesi del 2003 ha mostrato al mondo molte altre cose

importanti e percio' merita la mia gratitudine.

Cosi', ricordando una poesia che ho imparato da bambino, voglio dirle

grazie.

Grazie di aver mostrato a tutti che il popolo turco e il suo parlamento

non sono in vendita, neanche per 26 miliardi di dollari.

Grazie di aver rivelato al mondo l'abisso che esiste tra le decisioni di

coloro che sono al potere e i desideri del popolo.

Grazie di aver messo in evidenza che ne' Jose' Maria Aznar ne' Tony Blair

danno la minima importanza ne' mostrano il minimo rispetto per i voti che

hanno ricevuto.

Aznar e' capace di ignorare che il 90 per cento degli spagnoli sono contro

la guerra e Blair e' rimasto indifferente

alla piu' grande manifestazione pubblica svoltasi in Inghilterra negli

ultimi trent'anni.

Grazie di aver costretto Tony Blair a recarsi al parlamento inglese con un

dossier falso scritto da uno studente

dieci anni fa e di averlo presentato come "prova determinante trovata dal

servizio segreto britannico".

Grazie di aver permesso che Colin Powell si esponesse al ridicolo

mostrando al Consiglio di Sicurezza dell'Onu delle foto che,

una settimana dopo, sono state pubblicamente contestate da Hans Blix,

l'ispettore responsabile del disarmo dell'Iraq.

Grazie di aver adottato la posizione attuale e di aver pertanto fatto si'

che il discorso contro la guerra del ministro degli Esteri francese,

Dominique de Villepin, alla sessione plenaria dell'Onu fosse accolto dagli

applausi - cosa che, a quanto ne so, e' successa solo una volta

in precedenza nella storia delle Nazioni Unite, dopo un discorso di Nelson

Mandela.

Grazie perche', in seguito ai suoi sforzi in favore della guerra, le

nazioni arabe, normalmente divise,

nell'incontro al Cairo avvenuto l'ultima settimana di febbraio sono state

per la prima volta unanimi nel condannare qualsiasi invasione.

Grazie di aver affermato che "l'Onu ora ha una possibilita' di mostrare la

sua importanza",

affermazione che ha indotto a prendere una posizione contro l'attacco

all'Iraq anche i Paesi piu' riluttanti.

Grazie per la sua politica estera che ha spinto il ministro degli Esteri

inglese, Jack Straw, a dichiarare nel ventunesimo secolo che

"una guerra puo' avere una giustificazione morale", perdendo in questo modo

tutta la credibilita'.

Grazie di aver cercato di dividere un'Europa che sta lottando per

l'unificazione: e' un avvertimento che non sara' ignorato.

Grazie di aver ottenuto cio' che assai pochi sono riusciti a ottenere in

questo secolo: unire milioni di persone di tutti i continenti nella lotta

per la stessa idea, anche se essa e' opposta alla sua.

Grazie di averci dato di nuovo la consapevolezza che le nostre parole,

anche se non saranno udite,

almeno sono state pronunciate; questo ci rendera' piu' forti nel futuro.

Grazie di averci ignorato, di aver emarginato tutti coloro che si

oppongono alla sua decisione, perche' il futuro della Terra appartiene agli

esclusi.

Grazie perche', senza di lei, non saremmo stati coscienti della nostra

capacita' di mobilitazione.

Potrebbe non servirci questa volta, ma sicuramente ci sara' utile in

futuro.

Ora che sembra non ci sia modo di zittire i tamburi di guerra, vorrei

ripetere le parole che un antico re europeo disse a un invasore:

"Che la mattina sia bella, che il sole splenda sulle armature dei soldati,

perche' nel pomeriggio ti sconfiggero'".

Grazie di aver permesso a noi, un esercito di anonimi che riempie le

strade nel tentativo di fermare un processo gia' in atto,

di capire quel che significa essere impotenti e di imparare a fare i conti

con quella sensazione e a trasformarla.

Pertanto si goda la mattina e la gloria che potrebbe ancora riservarle.

Grazie di non averci ascoltato e di non averci preso sul serio, ma sappia

che noi la ascoltiamo e che non dimenticheremo le sue parole.

Grazie grande leader George W. Bush.

Molte grazie.

Paulo Coelho

 

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SETTE. Sondaggio

http://sondaggio.ilsole24ore.com/poll/sond1start.html

 

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OTTO. Lista dei paesi che supportano la guerra USA

Oltre all'Italia ecco l'elenco dei 41 Paesi menzionati dalle autorita' statunitensi:

Afghanistan, Albania, Australia, Azerbaijan, Gran Bretagna, Bulgaria, Colombia,

Repubblica Ceca, Danimarca, Repubblica Dominicana, El Salvador, Eritrea, Estonia,

Etiopia, Georgia, Honduras, Ungheria, Islanda, Giappone, Kuwait, Lituania, Lettonia,

Macedonia, Marshall Islands, Micronesia, Mongolia, Olanda, Nicaragua, Filippine,

Polonia, Portogallo, Romania, Ruanda, Singapore, Slovacchia, Isole Salomone, Corea del Sud,

Spagna, Turchia, Uganda e Uzbekistan.

 

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NOVE. Comunicato stampa di della Sezione Italiana di Amnesty International

 

IRAQ: L'AZIONE MILITARE RISCHIA DI PROVOCARE UNA CATASTROFE PER I DIRITTI

UMANI E LA POPOLAZIONE CIVILE

 

All'avvio dell'azione militare contro l'Iraq, Amnesty International ha

chiesto assicurazioni a tutte le parti coinvolte - gli USA, i loro alleati

e l'Iraq - affinche' rispettino integralmente le leggi di guerra, proteggano

la popolazione civile e assicurino l'accesso all'assistenza umanitaria.

 

"Coloro che hanno lanciato gli attacchi militari devono assumersi le

proprie responsabilita', nel caso in cui la loro azione provochera' una

catastrofe umanitaria e dei diritti umani. Temiamo che gli attacchi

militari interromperanno la fornitura dei servizi e dei beni essenziali a

una popolazione che e' altamente dipendente dall'aiuto governativo, e

possano causare un disastro sul piano umanitario. Essi dovranno fare ogni

sforzo per tutelare i civili e alleviare la loro sofferenza" - ha

dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.

"Amnesty International ritiene vi sia il rischio concreto che molti civili,

bambini compresi, possano morire a causa di attacchi indiscriminati o

dell'uso di armi proibite".

 

Amnesty International teme inoltre che i tentativi del regime iracheno di

sopprimere le rivolte interne o i regolamenti di conti che potrebbero

seguire al suo crollo, potranno causare massicce violazioni dei diritti

umani.

 

"e' essenziale che le Nazioni Unite inizino i preparativi per l'invio in

Iraq di osservatori internazionali sui diritti umani, non appena la

situazione lo permettera'. Il mandato degli osservatori dovrebbe riguardare

le violazioni dei diritti umani commesse da qualunque autorita', irachena o

straniera, abbia il controllo del territorio".

 

Amnesty International chiede agli Stati confinanti e alle autorita' curde di

tenere aperti i confini per accogliere i rifugiati e gli sfollati, e di

consentire pieno e libero accesso alle agenzie internazionali e alle

organizzazioni non governative. "La comunita' internazionale deve aiutare

questi paesi" - ha aggiunto Irene Khan.

 

Amnesty International teme infine significativi "danni collaterali" ai

diritti umani, nella regione e anche al di fuori di essa.

 

"All'interno dell'opinione pubblica c'e' un alto livello di rabbia e

preoccupazione per la guerra. La liberta' di espressione, di riunione e di

movimento e' gia' minacciata: un sempre maggior numero di manifestazioni

contro la guerra vengono soppresse, gli oppositori politici e i giornalisti

vengono arrestati. Dobbiamo resistere alla rappresaglia contro i diritti

umani" - ha ammonito Irene Khan.

 

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 20 marzo 2003

 

Per ulteriori informazioni, approfondimenti ed interviste:

Amnesty International - Ufficio stampa

Tel. 06 44.90.224, cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

 

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DIECI. Fotografi contro la guerra

 

http://www.fotografoscontralaguerra.org/

fotografi contro la guerra ...

 

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UNDICI. Aggiornamenti da Emergency (Iraq)

 

Giovedi• 20 Marzo 2003 ore 06:10 PM

argomento: Iraqfonte: ketty agnesani›› Sede

 

News dall•Iraq - 20 marzo 2003

La scorsa settimana vi avevamo detto che stavamo rinforzando il team di Emergency in Iraq,

in vista del precipitare della situazione, con l•invio di personale internazionale.

Oggi Gino Strada ha raggiunto Ake e Mario, rispettivamente Coordinatore Medico ed infermiere,

nel nostro ospedale di Erbil.

Con una telefonata, Gino ci aggiorna sulla situazione che ha trovato: la citta• e• stata

quasi completamente evacuata, le persone sono scappate nelle campagne e sulle montagne,

ritenute meno pericolose.

Abbiamo quindi rinforzato tutti i 20 Posti di primo soccorso che gestiamo nella regione:

un team medico e' presente 24 ore su 24, un•ambulanza e• sempre pronta per il trasporto dei

feriti piu• gravi nei Centri chirurgici di Erbil e Sulaimaniya, sono state aumentate le

scorte di medicinali e materiale sanitario.

Ma prima di raccontarci queste cose "tecniche", Gino ci ha detto una cosa che ci ha fatto

immensamente piacere, e sappiamo che fara' altrettanto piacere a chi ci segue da molto

tempo o ha letto in "Pappagalli Verdi" la storia di Ashad e di suo padre Omar:

Ashad ora lavora nel nostro ospedale di Erbil, addetto alla cucina.

Poi Gino aggiunge: "Ho anche saputo che Soran sta benone e verra' a trovarmi,

Felah lavora (pare) a Baghdad, Esfandyar sta bene ma non fa niente, e Jutiar

(quello che voi chiamate Giugiat) amputato bilaterale, continua a studiare e l'anno prossimo,

l'impegno me lo prendo io personalmente, potra' andare all'universita'"

Per capire perche' queste notizie apparentemente insignificanti ci emozionano cosi' tanto

dovete leggere le storie di questi ragazzi, che abbiamo incontrato per la prima volta tanti

anni fa, dopo che avevano incontrato una mina antiuomo.

Le trovate sul sito a questo indirizzo http://www.emergency.it/storie/storie.shtml.

Speriamo che non vi sembri superficiale parlare di queste cose in un momento in cui

l•Iraq e' sotto i bombardamenti americani. Quello che ora, per quei ragazzi, e' il presente,

avrebbe potuto non esserlo se non avessero avuto a disposizione, tanti anni fa,

un ospedale dove essere curati. Sono la testimonianza che e' importante esserci,

e questo sara• sempre il nostro dovere e il nostro impegno.