Seminario Internazionale promosso e organizzato da Gruppo di lavoro Palestina-Israele del "Comitato Scienziate e Scienziati Contro la Guerra"

IL CONFLITTO PALESTINA-ISRAELE: PER UNA PACE GIUSTA E SOSTENIBILE

Roma, 18-19 giugno 2001

Aula del Chiostro Facoltą di Ingegneria -Universitą "La Sapienza" Via Eudossiana 18, 00184 Roma


Comunicati stampa

E' iniziato con due relazioni di Daniel Amit, israeliano, e Maha Abu-Dayeh Shamas, palestinese il Seminario Internazionale "Il conflitto Palestina-Israele: per una pace giusta e sostenibile" promosso dal gruppo di lavoro "Palestina Israele" del Comitato Scienziate e Scienziati Contro la guerra. Maha Abu-Dayeh Shamas, direttrice del Women's center for legal Aid and Counseling di Gerusalemme nella sua relazione, dopo aver citato numerosi esempi di violazione dei diritti umani fondamentali, ha con forza sollecitato la presenza di forze terze nel negoziato che si aggiungano alla presenza americana, troppo sbilanciata a favore di Israele. "Solo il rispetto delle norme internazionali sul diritto dei popoli potrą portare ad una pace duratura tra le due parti in conflitto". Daniel Amit, professore di fisica all'Universitą ebraica di Gerusalemme e a La Sapienza di Roma, partendo dalla sua esperienza di obiettore di coscienza durante la guerra del Libano e di attivista per la pace, ha posto particolare enfasi sull'importanza del riconoscimento dei diritti dell'altro come premessa per la costruzione della pace. Il seminario prosegue per l'intera giornata sui temi dell'impatto del conflitto sull'ambiente, in particolare sui temi delle risorse idriche e dell'uso del suolo. Tra i relatori, Jeff Halper, noto antropologo israeliano, fondatore della Campagna contro la demolizione delle case palestinesi. Domani il workshop prosegue con le relazioni, tra gli altri, di Eyad Al Sarraj, psichiatra palestinese, direttore del "Centro di salute mentale di Gaza" e Ruth Hiller, israeliana, fondatrice del movimento antimilitarista New Profile. Su richiesta possono essere organizzate interviste con i vari relatori. Una conferenza stampa verrą organizzata mercoledď 20 giugno, alle ore 11, dall'eurodeputata Luisa Morgantini, nella Sala delle Bandiere, presso l'Ufficio per l'Italia del Parlamento Europeo, via IV Novembre, 149.


Una serie di relazioni sull'uso delle risorse idriche, sui problemi del territorio e la politica israeliana del displacement hanno occupato il pomeriggio del Seminario Internazionale "Il conflitto Palestina-Israele: per una pace giusta e sostenibile" promosso dal gruppo di lavoro "Palestina Israele" del Comitato Scienziate e Scienziati Contro la guerra. Il tema delle risorse idriche Ź stato affrontato da Mohamed Ghanayem, direttore del Applied Research Institute di Jerusalemme, che da anni lavora sui temi dell'ambiente e del degrado territoriale nella West Bank a Gaza; dalla studiosa di Oxford Julie Trottier, che ha tratteggiato la difficile situazione che si Ź creata con l'accordo sulle acque del 1995 tra Israele e l'Autoritą Palestinese. Attualmente, l'82% delle risorse idriche della West Bank Ź gestito dalla societą idrica israeliana e dirottata verso Israele. Del restante 18%, l'autoritą palestinese ha il controllo solo del 35% mentre il 65% Ź controllato dalle autoritą locali, originando cosď sovente conflittualitą, diseguaglianze e dispersione idrica. Questo fa sď che la disponibilitą media pro-capite al giorno di acqua domestica sia oggi di 125 litri per un israeliano e che invece, per una quota significativa di palestinesi, non superi i 25 litri. Nella sua appassionata relazione Jeff Halper, professore di antropologia alla Ben Gurion University, si Ź soffermato sulla politica del Nishul, spostamento forzato, seguita da Israele nei territori occupati. "PiĚ che una politica - Halper ha sostenuto - si tratta di un sistema, di una visione coloniale che penetra la societą israeliana, nella quale "l'altro" non viene mai riconosciuto". E' questo un tratto comune alle societą coloniali. Questa visione ha permesso, anche dopo l'accordo di pace del 1993, lo spostamento forzato di migliaia di persone dalle loro case, l'esproprio di migliaia di ettari per la costruzione dei nuovi insediamenti e delle strade di sicurezza che li collegano ad Israele. Per indicare questa forma di apartheid israeliana, Halper ha proposto l'acquisizione, anche a livello internazionale, del termine ebraico "Nishul", ovvero displacement, trasferimento forzato. Il seminario prosegue per l'intera giornata di domani, 19 giugno, con l'approfondimento delle condizioni di vita e di pace con la prima relazione dello psichiatra di Gaza, Eyad Al Sarraj, che si Ź occupato dei danni psichici del conflitto sui bambini e, tra gli altri, Ruth Hiller, israeliana, fondatrice del movimento antimilitarista New Profile. Il seminario terminerą domani pomeriggio con una ampia tavola rotonda sulle condizioni per la pace, alla quale partecipa l'eurodeputata Luisa Morgantini. Su richiesta possono essere organizzate interviste con i vari relatori. Sono a disposizione foto, in formato .jpg, dei vari relatori.


Condizioni di vita e condizioni per la pace sono stati al centro delle relazioni che sono proseguite stamani al Seminario Internazionale "Il conflitto Palestina-Israele: per una pace giusta e sostenibile", promosso dal gruppo di lavoro "Palestina Israele" del Comitato Scienziate e Scienziati Contro la guerra. Eyad El Sarraj, primo relatore previsto che doveva intervenire sul tema "Psicopatologia della violenza politica" ha inviato un messaggio in cui comunicava che, all'ultimo momento, le forze di sicurezza israeliane gli hanno impedito di lasciare Gaza per proseguire dall'aeroporto di Tel Aviv per Roma. Il professore doveva, con l'occasione, rilasciare un'intervista a Gerusalemme per la BBC. Alle proteste della BBC il servizio segreto israeliano ha dichiarato che il prof. El Sarraj rientra nella decima categoria di rischio di sicurezza. I partecipanti al seminario si sono fortemente rammaricati per la sua assenza e stupiti che uno psichiatra che lavora con i bambini sia designato come un soggetto di massima pericolositą. "Questa decisione da parte di Israele - ha dichiarato Il Professor El Sarraj - rientra in una logica politica di punizione collettiva verso il popolo palestinese. E' un gesto illegale, totalmente ingiustificato, una flagrante violazione dei diritti umani". Di fronte a questo ennesimo abuso intimidatorio da parte delle forze di sicurezza israeliane, El Sarraj ha annunciato che intende appellarsi alla Corte Suprema di Giustizia di Israele. Le condizioni per la pace - da un punto di vista palestinese - sono state illustrate da Rami Shehadeh, esperto di diritti umani e consulente dal 1999 della delegazione palestinese ai negoziati di pace. La mattinata Ź proseguita con l'intervento sulla condizione degli arabi-israeliani tenuta da Hala Espanioly, insegnante dell'Istituto magistrale per arabi di Haifa. "Nonostante la dichiarazione scritta di pari diritti per tutti i cittadini - ha affermato Hala Espanioly - lo Stato di Israele, fin dal primo giorno, Ź stato dichiarato Stato degli ebrei. Questo ha significato per noi palestinesi, cittadini di Israele, diventare cittadini di secondo grado". . Ruth Hiller, quarant'anni, sei figli, ebrea americana immigrata in Israele per vivere in un kibbutz, ha raccontato la sua storia di donna pacifista. Nel 1995, il suo terzo figlio, decise che non poteva per motivi ideologici prestare il servizio militare obbligatorio. Questa esperienza ha segnato la vita dell'intera famiglia in un percorso di presa di coscienza del carattere militarista di Israele. Da qui Ź nato il suo impegno in una nuova organizzazione pacifista New Profile impegnata per un cambiamento dall'interno della societą civile. Il seminario si conclude nel pomeriggio con una tavola rotonda che vedrą numerosi relatori italiani per discutere sulle concrete azioni per la pace.


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