I palestinesi, l’Europa e ciò che tutti sanno

Cosa è cambiato ?

Nulla, assolutamente nulla. L’ultima decisione dell’Unione Europea di sospendere gli aiuti all’Autorità Palestinese, non è una sorpresa, né uno cambiamento di direzione politica. L’Europa continua ad inginocchiarsi davanti alle ingiunzioni americane, e la sua politica verso il  Medio Oriente è caratterizzata dalla paura, la freddezza e l’ipocrisia. 

Da più di sessant’anni, vengono fatte manipolazioni, si mente e s’inganna. Oggi si impone all’Autorità Palestinese tre condizioni in nome delle risoluzioni delle Nazioni Unite o del Diritto internazionale, che i vari governi israeliani hanno beffeggiato, eluso e violato senza sosta. Nei corridoi dei ministeri di Washington o di Bruxelles, tutti ne sono a conoscenza, ma nessuno parla.

Recentemente, si è arrivati a far finta di credere alle buone intenzioni del governo di Ariel Sharon che “ avrebbe per la pace”. Sono state avallate le grandi bugie che hanno fatto seguito agli « accordi» di Sharm al-Shaykh con il « ritiro storico » da Gaza e l’impegno unilaterale « per la pace. » Si è fatto finta di credere che si trattasse di accordi, senza evidenziare che tutto l’allestimento aveva come obiettivo unicamente, di guadagnare tempo. In un’allegria  artificiale e a colpi di proiettori e telecamere, si è finto di credere che Gaza fosse liberata, quando nello stesso tempo invece, Israele si accaparrava, installando altre colonie altrove, due volte e mezzo più di terra di quella che aveva restituito. Di credere alle intenzioni pacifiche del Primo Ministro Ariel Sharon (per il quale i Palestinesi, poi Arafat, poi Abû Mâzen, poi ancora i Palestinesi non erano dei partners affidabili) che, con il suo nuovo  « partito moderato », poi con il suo  successore hanno « costruito » una pace unilaterale disegnata, di qua, par un bantustan odioso e, di là, da un « muro - prigione » inumano, su meno del 19% di territorio palestinese. Bella pace, davvero ! Nei corridoi dei ministeri di Washington o di Bruxelles, si sa…  ma si tace. 

Niente è cambiato. La trappola della trasparenza elettorale, è semplicemente scattata su di un popolo, di cui gli ultimi sessant’anni di storia, non hanno fatto che mettere in luce il cinismo infamante e la paura abissale della classe politica europea. Ecco dunque che questo popolo ha fatto una « cattiva scelta democratica » : riceverà, certo, un aiuto umanitario, ma niente per l’Autorità Palestinese eletta che dovrà invece, da parte sua, comprendere e applicare le risoluzioni delle Nazioni Unite e il Diritto internazionale. Cosa vuoi che importi che il muro israeliano si costruisca trasgredendo questo stesso diritto, cosa importa che gli assassini politici e le esecuzioni sommarie perpetrate dal governo di Tel Aviv perdurino contro questo stesso diritto, cosa vuoi che infine importi la moltiplicazione delle colonie, negante i termini di questo diritto... Che importa ! La democrazia israeliana, che vede questo paese essere diretto, da così lungo tempo,  da donne e uomini che sono stati loro stessi degli assassini, o che hanno, direttamente, dato aiuto a dei massacri (come  fu il caso di Sharon a Sabra e Shatila), è comunque degna di rispetto e non sarà dunque sottomessa ad alcuna condizione. Al contrario, essa impone le sue condizioni agli Stati Uniti, come pure all’Europa. Con tutta l’arroganza del suo buon diritto, assoluto e sovrano. Nei corridoi dei ministeri di Washington o di Bruxelles, si sa… ma si sta zitti. 

Niente è cambiato. L’Europa ha preso ieri una decisione che è  conforme all’immagine della sua politica a riguardo del conflitto israelo-palestinese e che è forse, eccezionalmente, il solo dossier sul quale ha parvenza di esistere una qualche « politica straniera europea». Ma essa è triste, inquietante e, in fondo, rivoltante. La paura che ammorba i politici europei di fronte allo Stato d’Israele e alla potenza della lobby sionista internazionale è davvero sbalorditiva ! L’amore del potere e la paura di perderlo farebbero dunque, fino a questo punto, accecarsi e zittirsi le coscienze umane, davanti gli orrori quotidiani subiti dai Palestinesi ? Chi potrà far finta di credere all’esistenza di una minima parvenza di etica politica ? Chi sono coloro e quale sublime coraggio li contraddistingue, per essersi quasi scusati dell’opinione della maggioranza nei loro popoli, quando tre anni fa, (in un sondaggio naturalmente anonimo) gli europei hanno affermato che Israele era il paese che  più minacciava  la pace del mondo ? Quando tutti, nei corridoi dei ministeri di Washington o di Bruxelles, lo sanno e tacciono. 

Potremo vedere un giorno politici un po’ onesti, un po’ coraggiosi... che oseranno dire ciò che il mondo sa già ? Finalmente ! Toccherà forse ai popoli eleggerli ? Finalmente ! La strada è lunga, ma davanti all’ipocrisia e all’ambiente cinico e complice, bisogna almeno decidere di non tacere. Mai ! La dignità dei Palestinesi è di resistere, la nostra è di denunciare. Se desideriamo meno violenza, bisogna « unilateralmente » rompere il silenzio. Ciò significa denunciare le paure allo stesso modo che le politiche ingiuste e ignobili che continuano a permettere di uccidere e lasciar morire un popolo intero nei territori occupati, dissanguati, nelle prigioni a cielo aperto, esposti agli occhi e alla conoscenza di tutti. 

Mentre sto scrivendo queste righe, una bomba si abbatte, ogni cinque minuti, su Gaza e uccide e terrorizza migliaia di bambini, un popolo intero. A meno che queste bombe non abbiano la particolare virtù pedagogica  di insegnare ai palestinesi le conseguenze palpabili delle « buone scelte democratiche » d’Israele, che gli Stati Uniti e gli Europei sostengono in nome di un Diritto internazionale selettivo. Bella lezione, bell’avvenire di pace ! Belle menzogne, bella farsa ! Colonizzati dalla paura, coscienti e complici del suo atteggiamento dimissionario collettivo, la classe politica europea non  smette di piegarsi  davanti ai diktat americani, alla potenza di Israele e all’azione delle sue lobby. Nei corridoi dei ministeri di Bruxelles,  tutti lo sanno e tutti stanno zitti. 

I palestinesi continueranno a soffrire. E’ inaccettabile smettere di criticare ogni decisione politica ingiusta che fa perdurare l’orrore e impedisce di giungere ad una pace equa. Perché alla fine è la maggioranza degli  europei che, contro una classe politica sempre più stucchevole, ha ragione: Israele è davvero, oggi, il paese che mette più in pericolo la pace del mondo. E questo, nei corridoi dei ministeri di Washington o di Bruxelles, e fino a Tel Aviv, tutti lo sanno.

Tariq Ramadan

Ginevra, 11 aprile 2006