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L'agonia di Sharon

 

di Ennio Polito

(articolo scritto per Balsam, 12.01.2006) 

 

 

Anche tra la vita e la morte e, in ogni caso, non in grado di tornare alla ribalta politica, Sharon fa parlare di sé. Si interroga la storia, si dà la parola alle figure più significative dell’attualità. Mosè, Napoleone, Ben Gurion, Charles De Gaulle – personaggi diversi, ovviamente, gli uni dagli altri  -  sono indicati come i suoi ispiratori e la  loro opera è vista come un modello per  l’uomo politico chiamato a realizzare uno Stato capace di stabilire un rapporto accettabile con gli Stati arabi suoi vicini. Una constatazione, peraltro non nuova, si impone dinanzi al monumento di inchiostro e di carta stampata che gli è stato eretto: tutte, o quasi tutte, le considerazioni che vengono fatte prescindono da un giudizio critico che renda giustizia alla parte avversa e che guardi alla Carta dell’Onu come al fondamento dei rapporti tra gli  Stati e i popoli..

          Fa eccezione uno scritto di Akiva Eldar, su Haaretz, che maneggia con cautela una materia delicata: le “voci” provenienti dall’entourage dello stesso Sharon a proposito di possibili contatti con gli Stati arabi vicini sulla questione palestinese, con particolare riguardo alla soluzione in due Stati. Il premier ne avrebbe parlato con i suoi collaboratori  poche ore prima del suo ricovero in ospedale e avrebbe accennato all’ipotesi nel documento trasmesso ai governi della roadmap: gli Stati uniti, l’Unione europea, la Russia e le Nazioni unite. Eldar non accredita le voci, ma insiste sul “vuoto di leadership, oltre che ideologico e strategico” che si è creato.

        “ Nessuno sa”, scrive, “quali siano i piani dell’uomo che si supponeva guidasse Israele, al timone di un partito che rappresenta un nuovo sentiero. Nessuno sa come vedesse il posto del paese nella regione e le sue relazioni con il mondo arabo, non nei prossimi venti, cinquanta o cento anni, ma tra uno o due. Nessuno sa che cosa avesse in mente quando ha parlato di uno Stato palestinese, se avesse deposto per sempre l’opzione giordana, se i suoi commenti sulla occupazione esprimessero comprensione per i sentimenti di un’altra nazione, se il disimpegno dalla striscia di Gaza segnasse l’inizio di un processo di definizione dei confini o soltanto un modo di levarsi dai piedi a buon prezzo un milione e mezzo di palestinesi”.

       Eldar fa riferimento alle  formulazioni contenute nei documenti del vertice di Beirut della Lega araba, che prospettavano la pace con Israele in cambio del ritorno alle frontiere del 1967 e alla risoluzione 194 dell’Assemblea dell’Onu, quella che chiede si lasci decidere ai profughi palestinesi se tornare in Palestina o ricevere un indennizzo, e al ruolo degli accordi di Oslo come canale diplomatico diretto tra Israele e i palestinesi. Altri  fatti inattesi sono l’ascesa di Hamas, che ci si attende trovi conferma nel prossimo turno,  e gli interrogativi che riguardano la parte “cifrata” della comunicazione: il termine “infrastruttura terroristica”, riferito alla Siria preannuncia spedizioni punitive

         Una fonte citata esplicitamente è la piattaforma del Kadima, nella quale si  afferma che “la fine del conflitto implica l’esistenza di due Stati-nazione basati su una realtà demografica, che vivranno in pace e sicurezza l’uno accanto all’altro” e la cui esistenza “rappresenterà per tutti i palestinesi , compresi i profughi, la soluzione completa del problema “. La determinazione dei confini nell’ambito di un accordo di pace, compreso lo scambio di territori fra Israele e i palestinesi,  garantirà la sicurezza.

          La ricostruzione di Eldar ha lasciato ai politici di Tel Aviv l’amaro in bocca. L’esordio del Kadima, decapitato al primo giro, ha dato ragione al suo titolo: “Una eredità carente” Polemico Shimon Peres, in un giudizio dato quando Sharon era ancora in vita: “Soltanto Sharon può portare Israele fino alla pace. Non il Kadima, non Olmert, non Livni. Soltanto Sharon. E’ possibile che il destino di Israele riposi nelle mani di un mortale che non si è lasciato indietro niente, soltanto il caos politico in casa e tra i vicini?