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(articolo scritto per Balsam)

26.11.2005

LA PACE  DELLANATRA ZOPPA

di Ennio Polito

Un’espressione entrata da decenni nel vocabolario politico e militare degli Stati Uniti e consacrata dall’uso in situazioni di conflitto tra il presidente e il paese torna alla ribalta, accompagnata dal classico interrogativo: George Bush non sarà, per caso, un lame duck, un’anatra zoppa? Thomas Friedmann, editorialista del New York Times ed esperto di problemi medio orientali, è di questo parere e ritiene che gli Stati uniti abbiano perduto nella avventura irakena ”gran parte della loro influenza come superpotenza”.
Se gli Stati Uniti avessero un sistema parlamentare“, scrive il giornalista, “Bush  avrebbe dovuto ormai dare le dimissioni. Quando lo osservo, in questi giorni, mi sembra un uomo che vorrebbe vi fosse nella Costituzione un emendamento intitolato ‘Adesso posso andarmene?’. Ha l’aria di uno che preferirebbe fare le valige e tornarsene al suo ranch nel Texas”. Ma il sistema vuole che i responsabili del fiasco irakeno, quale che sia il loro partito, restino ai loro posti e si scambino accuse che allo stato dei fatti risultano “disgustose”.
Friedmann cita David Rothkopf, autore di uno studio intitolato “Gestire il mondo”: “Stiamo entrando in un’era in cui non potremo sempre contare su tre Stati asiatici che firmino degli assegni per compensare la nostra incapacità di attrezzarci contro un uragano o di condurre una guerra in modo appropriato…Se il presidente Bush non si porta all’altezza di questa sfida i nostri figli e i nostri nipoti guarderanno al fardello che ha caricato sulle loro spalle e vedranno questo momento come la cerniera tra il secolo americano e il secolo cinese. George W. Bush potrà ben apparire loro come il presidente che, rifiutandosi di affrontare le urgenze che è necessario affrontare ha aperto le porte al declino dell’America”.
Questo  declino, secondo Friedmann, è già in atto. “La sensazione generale è che gli Stati Uniti hanno perduto gran parte della loro influenza come superpotenza…La situazione nell’Iraq intensifica la sensazione che Bush sia una “anatra zoppa” perché quasi tutto l’esercito americano è inchiodato laggiù e il risultato è che nessuno prende sul serio le minacce americane di un’azione militare contro la Siria o l’Iran”.
L’analisi di Friedmann solleva voci concordi fuori degli Stati uniti e in particolare nel Medio oriente.“Non contiamo sull’America” ammonisce su Haaretz l’ex-ministro della giustizia israeliano, Yossi Beilin, uno dei fondatori del comitato di iniziativa per gli accordi di Ginevra, che polemizza duramente con le  formule astruse degli strateghi di Washington, escogitate per dare “rispettabilità” alla sostanza dei conflitti e delle situazioni.
Sotto questo aspetto, egli scrive, il linguaggio della diplomazia anglosassone è ingannevole. Espressioni come “gestione del conflitto” o come “guerra a bassa intensità” fanno pensare che qualcosa si stia facendo per riparare i torti subiti da un popolo e riconoscergli uno Stato.. Ma non è così. I  critici americani danno per certo che se Bush dovesse ora competere per la presidenza con un anonimo candidato democratico sarebbe nettamente sconfitto. La situazione nell’Iraq è lungi dall’essere, come si assicura, sotto controllo. “Quasi tutto l’esercito americano è inchiodato laggiù e il risultato è che nessuno prende sul serio le minacce americane di attacco alla Siria e all’Iran.”.
“Coloro che vogliono vedere avanzare il processo di pace in  questa regione e sanno – diversamente da Sharon – che il tempo lavora contro questo obbiettivo devono capire che non ci sono possibilità per una Pax americana. La sola formula per una soluzione è “Fai da te”.