BALSAM
Lettera dei cooperanti italiani in Palestina del 6 luglio 2001

Il nostro sito http://web.tiscali.it/intifada2000/


PETIZIONE DA FIRMARE al sito http://www.petitiononline.com/warcrime/petition.html per l'istituzione di una commissione di indagine sui crimini commessi dal criminale di guerra Ariel Sharon. Le testimonianze dei sopravvissuti alla strage ordinata nel 1982 da Sharon nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila in Libano parlano di torture, abusi sessuali e vilipendio di cadavere. E' necessario contribuire per appoggiare la lotta di quant@ vogliono far luce sul massacro di 1500 palestinesi per mano delle milizie cristiano falangiste assoldate da Sharon e perpetratosi ininterrottamente dal 16 al 18 settembre 1982. PER NON DIMENTICARE.
E sempre a proposito di Libano. Qualche giorno fa vi comunicavamo della decisione del Ministero della Difesa israeliano di raddoppiare il numero dei soldati riservisti in Cisgiordania. Sapete chi sono? Le truppe che Israele ha ritirato dal sud del Libano: professionisti navigati della guerra. Sono dappertutto nei posti di blocco, nei carriarmati (anche questi aumentati, ma non raddoppiati, almeno triplicati) e a pattugliare le strade che sono destinate solo ai coloni israeliani in tutta la Cisgiordania.
LA GLOBALIZZAZIONE PUO' ESSERE SOLO UN BENE PER ISRAELE Cosi' hanno commentato gli organizzatori della Conferenza di Cesarea sul mercato globale e le sue sfide per Israele, il fatto che i manifestanti antiglobalizzazione (immediatamente dispersi dalla polizia) fossero un esiguo numero rispetto alla popolazione, che pare invece supportare la spinta del governo verso l'apertura totale (per quanto ancora possibile, dato che lo e' gia' abbastanza) dei mercati. A questo riguardo anzi, lo stato ebraico lancia un appello per evitare la "fuga dei cervelli" dal paese, soprattutto nel campo dell'hi tech. Certo la globalizzazione in Israele ha avuto un effetto particolare. Qui non ci sono stati cittadini israeliani globalizzati, cioe': impiegati con salari ridicoli e in condizioni inumane per produrre merce a basso costo per i mercati dell'ovest che ne rivendono poi i surplus agli stessi paesi poveri e produttori, obbligati ad un'economia parallela e fatta di privazioni. E questo non per chissa' quali astruse ragioni, ma solo perche' quella manodopera a basso costo che lavora tanto e in condizioni di violazione dei diritti e alla quale il lavoro puo' essere sottratto molto facilmente e a cui e' stato infatti sottratto da 10 mesi, in Israele e' costituita da PALESTINESI. Qui, dove c'e' stato uno sfruttamento selvaggio dell'ambiente naturale, al punto da cambiargli quasi del tutto i connotati, il territorio non e' pieno di scorie difficilmente smaltibili. Anche questo non per ragioni occulte e inspiegabili, ma solo perche' il territorio deputato ad accogliere tutti i residui sporchi e scomodi dell'industria ad alta produttivita' di Israele non si trova all'interno dei suoi confini ormai riconosciuti, ma all'interno del territorio occupato nel '67, Cisgiordania e Gaza, che e' territorio PALESTINESE. (C.P.)
TUTTO CIO' CHE NON FA NOTIZIA Dopo un lungo (relativamente) periodo di silenzio, la stampa e la televisione italiana sono tornate a parlare della Palestina in occasione dello scoppio di due macchine piene di esplosivo nei pressi di Tel Aviv, e dell'assassinio di tre palestinesi (il bersaglio principale era un membro della Gihad Islamica, lo accompagnavano un membro della Sicurezza Nazionale e forse una guardia del corpo). A noi spetta il compito di raccontare tutto cio' che la televisione e la stampa italiana non trovano abbastanza interessante durante la settimana di calma promessa da Sharon. Il compito e' alquanto gravoso e i risultati potrebbero essere noiosi e ripetitivi. Mi limito quindi a dare qualcuna delle notizie pubblicate su un quotidiano locale domenica 1 luglio. I fatti, piu' o meno, si ripetono quotidianamente. - Una donna di 64 anni, Fatima, e' morta all'ingresso di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. La donna, originaria del campo profughi di Jabalia, Gaza, si era recata in Egitto per eseguire alcune cure mediche e fare degli esami. Ne aveva approfittato per visitare il figlio che risiede in Egitto. Sulla strada del ritorno al campo profughi di Gaza, trova il passaggio al confine con la Striscia di Gaza chiuso dalle autoritą israeliane. L'esercito non le permette di superare la frontiera, nonostante la sua eta' avanzata e le gravi condizioni di salute. Aspetta al confine per ben 7 giorni, insieme a numerose centinaia di viaggiatori palestinesi (vecchi e bambini compresi), prima che la frontiera venga aperta nuovamente. Durante il passaggio del confine, Fatima muore. - I campi profughi di Beina e il "Blocco o", nei pressi di Rafah sono stati oggetto di cannoneggiamenti da parte dell'esercito israeliano senza alcuna ragione apparente. Molte case sono state colpite e hanno subito ingenti danni. - A Qalqilia, nel nord della Cisgiordania, l'esercito israeliano ha proibito per tutta la giornata di sabato l'uscita dalla citta' dei cittadini al di sotto dei trent'anni di eta'. Sempre a Qalqilia, coloni dell'insediamento di Ornit hanno attaccato i campi dei contadini palestinesi appiccando il fuoco a decine di alberi d'ulivo. Sempre nei pressi di Ornit, l'esercito ha confiscato circa 100 acri di terra coltivati ad ulivi e ha incominciato a radere al suolo le coltivazioni per costruire un muro di recinzione all'insediamento. - L'esercito israeliano impone la chiusura dei territori a nord ovest di Ramallah e procede alla distruzione di strade di collegamento tra diversi campi coltivati e sulle montagne. - Come ritorsione per la morte di un colono e il ferimento di un altro avvenuta qualche giorno prima, l'esercito israeliano ha rafforzato la chiusura militare dell'area a nord di Jenin e ha incominciato alle prime luci dell'alba a radere al suolo vaste aree verdi e campi coltivati nelle vicinanze dell'insediamento da cui provenivano i due coloni. Nel villaggio di Jalame la chiusura e' stata rafforzata e a nessun veicolo e' permesso transitare in entrata o in uscita. Nel villaggio di Iabed l'esercito israeliano ha risposto con cannoneggiamenti e proiettili a una marcia pacifica organizzata dai residenti palestinesi. Nel villaggio di Sirat Eddaher il coprifuoco dura ormai da 12 giorni e a chiunque e' proibito uscire dalle proprie case, persino per un breve periodo (per acquistare cibo o medicinali). - Vicino a Nablus, nel villaggio di Salem, a un agricoltore l'esercito israeliano ha sottratto una ruspa come punizione per avere aiutato i veicoli che transitavano per i campi per evitare i posti di blocchi sulle strade in uscita da Nablus. La ruspa e' stata trasportata nel campo militare vicino, dove un colono se ne e' impossessato. A nulla e' valso il tentativo di restituirla al proprietario: l'esercito israeliano non e' riuscito a convincere il colono (!). - Presso il posto di blocco di Ein Arik, vicino a Ramallah, tre giornalisti palestinesi sono stati insultati e picchiati dall'esercito israeliano. Altro ancora ci sarebbe da dire su Gaza e Khan Younis, ma non voglio essere pedante. Solo un'ultima osservazione: giovedi' 14 giugno, il giorno dopo l'accordo Tenet e dopo che i giornali avevano titolato “I primi passi verso la pace”, stavo tentando di tornare a Ramallah da Nablus con i servizi pubblici. Le strade in uscita da Nablus erano tutte chiuse e a nessun veicolo con targa palestinese era permesso il passaggio. L'autista ha allora tentato di passare per i campi, nella zona del villaggio di Salem. Ci ha fermato la vista di una ruspa che chiudeva anche quella nostra ultima possibilitą di uscire da Nablus, creando una barriera di terra di un paio di metri a bloccare il passaggio dei veicoli. Conme aspettavano altre decine e decine di viaggiatori. (F.B.)