Lettera del 17 maggio 2001

 

Il nostro sito http://www.web.tiscalinet.it/intifada2000/ e' aggiornato al 12.05.2001. In esso troverete: - l'Appello per la Protezione Internazionale del Popolo Palestinese, pubblicato anche da Il Manifesto e da inviare alle autorita' italiane e israeliane (sottoscrivete!!) - l'adesione all'appello da parte degli/lle ebrei/e italiani/e - CAMPAGNA INTERNAZIONALE - STOP ALL'OCCUPAZIONE ISRAELIANA 1967/2001 UN APPELLO ALLA COMUNIT╦ INTERNAZIONALE CHE HA COSCIENZA Campagna di mobilitazione in Italia, in Palestina, in Israele e in altri paesi lanciata dalla Coalizione internazionale di Donne per una Pace Giusta.


in questa lettera: - Anche i progetti di cooperazione vengono bombardati e distrutti dall'Esercito di Israele: il caso del progetto di CROCEVIA - Riflessioni dai territori nella commemorazione della Nakba - Sharon non si ferma ai blocchi stradali (Tradotto dal quotidiano Ha'aretz)


La violenza e prepotenza dell'Esercito Israeliano ha mirato ancora una volta ad una struttura di produzione palestinese. Il Centro Agricolo di Khaduri (Tulkarem) a ridosso della linea verde, ma in area PALESTINESE, beneficiario di un progetto promosso dal Ministero degli Esteri italiano e realizzato dalla ONG italiana CROCEVIA in partneriato con l'organismo palestinese LAND RESEARCH CENTRE, e' stato bombardato violentemente e distrutto dall'artiglieria e dai bulldozer israeliani. L'azione persegue il perverso scopo in cui Israele e' sempre piu' impegnata: il sistematico annientamento dell'economia autonoma palestinese...e poco importa se essa e' il risultato di azioni di sviluppo costruite per anni e molto ben riuscite. Il rapporto che segue, triste conto dei danni e' a cura del LRC. Lunedô 14.05.01, ore 02.00, dopo un bombardamento al Centro Agricolo di Khaduri, sono entrati in operazione I bulldozer accompagnati da mezzi militari pesanti nello spazio appartenente allo stesso Centro. Tale aggressione ha causato I seguenti danni: - Demolizione di un edificio che consiste di 6 stanze - Distruzione delle stalle usati per allevamento di mucche e ovini - Demolizione e distruzione della sala mungitrice, sala per la raccolta del latte con una superficie totale di 150 mq - la morte di 6 vitelli ( di cui uno appartiene al progetto 2373/CIC/PAL) - la morte di 2 capre - distruzione dell'unita' di svezzamento dei nuovi nati - distruzione del deposito mangime con 2 tonnellate di mangime dentro - distruzione della bilancia - distruzione di 5 mungitrici - distruzione del generatore elettrico - distruzione di una cella frigo per la conservazione del latte - distruzione del riscaldatore dell'acqua - distruzione dei mobili del centro - danni gravi ai sistemi idrico ed elettrico.

VORREMMO SAPERE COSA NE PENSANO AL MINISTERO DEGLI ESTERI, ALLA COOPERAZIONE ITALIANA, AL CONSOLATO GENERALE D'ITALIA A GERUSALEMME E COSA HANNO INTENZIONE DI FARE. NON CI RISULTA CHE AL MOMENTO SIA STATA INTRAPRESA ALCUNA AZIONE. CHIEDIAMO AL NOSTRO GOVERNO DI IMPEGNARSI NELLA DIFESA DEL SENSO DELLA NOSTRA PRESENZA QUI E DEL LAVORO NOSTRO E DEI NOSTRI PARTNER PALESTINESI CHE E' COSTATO ANNI DI DURO IMPEGNO E CHE NON PUO' ESSERE DISTRUTTO NELL'IMPUNIBILITA' PIU' ASSOLUTA


L'incessabile catastrofe 4 morti e oltre 200 feriti. Ecco il triste bilancio della giornata di commemorazione del 53esimo anniversario della Nakba (la catastrofe, in arabo) del 1948, data dell'occupazione militare israeliana della Palestina e della deportazione della popolazione araba che rese profughe oltre 700.000 persone. La giornata e' cominciata presto, al suono degli slogan delle moltissime manifestazioni in tutta la Palestina, in Israele e in Giordania, la maggior parte delle quali sono sfociate in scontri con i soldati israeliani o sono state attaccate dall'esercito che in molti casi ha sparato sulla folla (ferendo, tra gli altri anche 2 giornalisti della televisione francese), esito consueto di quasi tutte le proteste palestinesi all'occupazione in questi mesi. Israele da parte sua sembra avere tutti gli interessi ad intensificare l'offensiva ormai dichiaratamente lanciata verso il popolo palestinese tutto, non solo la sua o le sue leadership. Gli attacchi degli ultimi giorni parlano chiaro. Nessun elemento scatenante che fosse dimostrabile, finche' la maschera che nascondeva la menzogna della difesa dai presunti attacchi palestinesi non e' crollata. Ora si parla appunto di attacchi preventivi. Tuttavia, leggendo i dati, emerge che il 34% di questi attacchi hanno pero' colpito civili (il che - se si considera che i "colpiti" ammontano alla considerevole cifra di 2900, fa 986 persone!!!). La politica militare israeliana e' volta all'eliminazione fisica di quanti piu' palestinesi possibile...per farsi largo. Proprio la tecnica, ben consolidata anche in Libano e nel Sinai (e propria di Sharon), del farsi largo a suon di cannonate per poi liberamente avanzare sulla terra bruciata, e' in questi ultimi giorni piu' evidente che mai. La distruzione sistematica delle postazioni della polizia e delle forze di sicurezza palestinesi (e di cio' che vi e' immediatamente intorno, cioe' le case dei civili in un territorio cosi' esiguo in quanto a spazio), il terrorismo di stato che uccide, persino nelle proprie case o preferibilmente in macchina (anche questa, tecnica di cui i servizi segreti israeliani si sono guadagnati una non onorevole fama internazionale e ben consolidata), chiunque abbia una qualsiasi divisa palestinese o venga individuato come appartenente a gruppi politici, di qualsiasi genere essi siano, l'umiliazione e le minacce costanti alla popolazione mirate a scoraggiarla dall'oltrepassare i limiti arbitrari e sempre piu' numerosi imposti, rendono veramente evidenti le intenzioni della politica di Sharon. Negli ultimi due giorni, mentre la bagarre elettorale italiana ingurgitava tutto lo spazio dell'informazione televisiva italiana, gli attacchi militari, per terra, per mare e per cielo, sono stati scagliati simultaneamente e a piu' riprese su Cisgiordania e Gaza e sono stati violentissimi. Sono continuati anche ieri in piu' zone e proprio in questo momento stiamo sentendo i colpi delle cannonate sul campo profughi di Jabaliya qui a Gaza. Ci arriva la notizia dell'irruzione dei soldati israeliani in una fabbrica di trasformazione del latte a Deir al-Balah, gestita del Ministero dell'Agricoltura palestinese, in piena area A. Oggi intanto sempre in quella zona ci sono stati ancora scontri e i soldati hanno uucciso un altro ragazzo di 14 anni. La situazione e' sempre piu' precaria, e anche pericolosa. Cosa succedera'? E' una domanda che molte e molti di noi si pongono da molti mesi. La guerra c'e' gia', e non dichiarata, come del resto sono e sono state tante guerre. Avra' forse lo stesso destino? Fin'ora e' chiaro di si'. La politica istituzionale internazionale e' la grande assente, non vede, non sente e non parla. L' Autorita' Palestinese ha appoggiato ieri il rapporto della Commissione Mitchell, cui pero' Israele rifiuta di dare credito perche', oltre a rilanciare il piano egiziano-giordano per la ripresa dei negoziati, prevede il congelamento delle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gaza, cosa che contravverrebbe alle promesse elettorali di Sharon, nonche' alle sue reali intenzioni. In questo vuoto incolmabile dato dall'assenza di volonta' internazionale ad una soluzione giusta e duratura del conflitto, dove nessun diritto e' tutelato, il popolo palestinese e la societa' civile in molti paesi chiamano alla mobilitazione civile per costruire reti su reti di solidarieta' ed azione sociale in cui imbrigliare questo sistema di abuso e sopruso. La strada potrebbe essere ancora molto lunga, ma la lotta per il diritto ad esistere di tutti i popoli ovunque nel mondo ci appartiene. Non facciamocela togliere.


Sharon non si ferma ai blocchi stradali

di Meirav Arlosoroff

Come di consueto, la pubblicazione del rapporto annuale del Fondo Monetario Internazionale sull'economia israeliana avviene sullo sfondo della vecchia battaglia tra il Tesoro e la Banca d'Israele su chi vince ogni anno la lotta per i cuori degli esperti del FMI. Quest'anno, tanto per cambiare, l'ha vinta il Tesoro. Ma la messa a fuoco su questo conflitto e il criticismo del FMI sugli esorbitanti tassi di interesse ha distratto l'attenzione dai commenti del FMI sullo stato dell'economia che in particolare sono l'elogio per la fermezza dei politici. I funzionari del FMI hanno espresso meraviglia sulla forza economica di Israele - la forza dello shekel (NIS, la valuta israeliana - n.d.t.) e il tasso di inflazione consistentemente basso - di fronte ai principali avvenimenti che hanno colpito l'economia negli ultimi sei mesi: l'Intifada e il crollo del Nasdaq. Il FMI ha detto che cio' "riflette successo nel creare credibilita' sia nella politica finanziaria sia in quella monetaria" cosa per cui i politici dovrebbero essere lodati. E continua dicendo che e' della "massima importanza" che le politiche macro-economiche continuino a condizionare la stabilita' economica, cioe' "allentamento delle limitazioni monetarie preservando la disciplina fiscale". Il rapporto del FMI fa sonoramente eco dopo le dimissioni di Rafi Peled da direttore generale dell'Ufficio del Primo Ministro. Ieri Ha'aretz ha rivelato che Peled si e' dimesso perche' non ha voluto essere associato alle politiche ammazza-bilancio del primo ministro Sharon. Secondo Peled, Sharon ha dispensato promesse per piu' di 10 miliardi di NIS () a vari gruppi di particolare interesse, che vanno dai Beduini, agli insediamenti del nord, all'industria delle costruzioni (che, secondo il piano del Ministro dell'Edilizia, Natan Sharansky, supportato da Sharon, incassera' 1,5 miliardi di NIS) a, ovviamente, le colonie. Le colonie avrebbero dovuto incassare per proprio conto 1,5 miliardi di NIS di sovvenzioni, se gli americani non si fossero alzati sulle zampe posteriori per dire no, per cui Sharon sembra aver fatto marcia indietro. Il problema e' che non c'e' nessun altro che possa alzarsi sulle zampe posteriori ripetto ad altri elementi nel bilancio, o almeno nessuno forte quanto Sharon. Il famoso bulldozer, cui persino l'Alta Corte non impedisce di usare suo figlio come emissario diplomatico contro le richieste del Procuratore Generale, non si ferma a nessun blocco stradale, come la struttura del bilancio, l'obiettivo del deficit, il livello del debito nazionale rispetto al prodotto nazionale lordo o il bisogno di investire il denaro dello stato in modi che favorirebbero la crescita. Secondo i rapporti pubblicati ieri, Peled ha capito proprio questo e ha deciso di non esserci quando i bilanci della ripartizione delle imposte alzeranno il fattore di rischio di Israele, che a sua volta alzera' gli interessi che lo stato paga per i crediti sui suoi debiti. Il problema e' che, quando succedera', noi saremo tutti qui. Noi pagheremo tutti il prezzo dei tassi di interesse dei bombardamenti, dello stallo della crescita, della disoccupazione che non diminuisce e, in generale, la delusione della realizzazione che Israele non e' piu' un paese prospero, sebbene abbia avuto tutto cio' di cui aveva bisogno per esserlo.