Lettera del 22 aprile 2001
 

 

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A tutti ricordiamo che le lettere verranno inserite nel nostro sito dove e' possibile trovare gli arretrati. I testi possono essere usati citando la "lettera cooperanti Palestina" e l'eventuale firmatario del pezzo.


In questa lettera:

I PESCI RINGRAZIANO, GLI UOMINI NO

NONVIOLENZA INTERNAZIONALE ... E PALESTINO-ISRAELIANA

C'E' NOBEL E NOBEL

NON SOLO TERRA BRUCIATA


Anche i pescatori palestinesi di Gaza sono alla disperazione e hanno le reti vuote. Ogni notte, anche quando non vi sono tiri sulla terraferma, le navi israeliane prendono di mira le barche dei pescatori, costringendoli al rientro da quel piccolo pezzo di mare che gli accordi di Oslo hanno concesso loro. I pescatori sono di fatto disoccupati. Altre volte le imbarcazioni israeliane hanno compiuto veri e propri abbordaggi, fermando gli uomini e sequestrando le barche quando superavano anche solo uno o due miglia dalla riva. La pesca con l'agricoltura erano le due piu' importanti attivita' presenti a Gaza. Nel settore agricolo migliaia di ettari sono stati distrutti dai buldozer e dai carri cingolati. Prima di settembre circa 5.000 persone lavoravano nella pesca. Ora il numero e' dimezzato e circa 600 pescatori del sud della Striscia , dove maggiore e' lo scontro quotidiano, non mettono le reti a mare da quasi sette mesi. Il poco pesce in circolazione ha visto anche calare il prezzo, passando per alcune specie da 60.000 a 35.000 lire al chilo , visto che il mercato, che prima era soprattutto israeliano , e' chiuso.


NONVIOLENZA INTERNAZIONALE

Dopo la prima manifestazione svoltasi a Betlemme della settimana della "nonviolenza" organizzata dal Centro per il riavvicinamento dei popoli di Beit Sahour proponevamo una riflessione sulla partecipazione palestinese e come "l'occidente " potesse interpretare tali manifestazioni. Successivamente si sono svolte altre due iniziative del genere. Una vicina il villaggio di Atara e la seconda vicino Qarawat. Entrambe avevano l'obiettivo di denunciare la chiusura dei villaggi e cercare di rimuovere i blocchi. Ancora folta la rappresentanza degli stranieri, molti residenti nei Territori, ma soprattutto spiccava la presenza del gruppo italiano organizzato dalle Donne in Nero. In queste due manifestazioni ci e' stato riferito che la partecipazione palestinese era piu' consistente rispetto a quella di Betlemme. E a Qarawat i soldati hanno attaccato con bombe-suono e lacrimogeni, arrestando per un paio d'ore una quindicina di persone tra palestinesi, israeliani, francesi e un italiano. E questo e' in parte cio' che si voleva sottolineare nella precedente nota. Anche se una manifestazione e' pacifica, i soldati , di fronte ad una evidente presenza palestinese, sfoderano il loro usuale modo di affrontare queste situazioni. Non solo usando armi ma anche evidenziando il razzismo verso i palestinesi. Ci e' stato raccontato che mentre gli stranieri venivano sollevati e portati alle camionette in modo "civile" da piu' di un poliziotto, d'altro lato i palestinesi sono stati trascinati per il collo, come fossero animali. Abbiamo raccolto il giudizio sostanzialmente positivo di Luisa Morgantini su questa settimana, prefigurando ulteriori iniziative. Crediamo che ce ne sia bisogno. Occorre che anche da altri paesi europei venga un contributo in questa direzione. I palestinesi hanno bisogno della presenza internazionale, per difenderli ma anche solo per documentare la situazione. E le manifestazioni "pacifiche" possono esserci laddove abbiano una continuita' e siano fatte insieme. Se i palestinesi sono soli non vi possono essere dubbi sulla reazione dell'esercito e forse neanche si puo' chiedere al giovane, alla moglie o al padre che hanno visto uccidere un loro caro, di parlare tranquillamente al soldato che si trova di fronte ( che forse il giorno o un'ora prima ha sparato) come abbiamo visto fare dagli stranieri nei giorni scorsi guardandolo negli occhi.

NONVIOLENZA PALESTINO-ISRAELIANA

Ieri 21 aprile un'altra azione "nonviolenta" e' stata messa in atto dal gruppo Ta'ayush di attivisti misti palestino-israeliani (intendiamo palestinesi-israeliani e ebrei israeliani). Un convoglio di 20 macchine e 2 camion con derrate alimentari, raccolte attraverso una sottoscrizione , si sono recati ai villaggi palestinesi di Kafr Yassouf e Kafr Marda in Area B e C della Cisgiordania centrale. I villaggi sono sotto assedio da mesi. Alla fine sono riusciti a distribuire tutto ma la polizia e i soldati israeliani hanno fatto di tutto per impedirlo. Prima fermando le auto lungo la strada per "ostacolo alla circolazione", poi elevando multe per motivi ridicoli legati alle condizioni delle auto (mancanza della luce del fanalino posteriore destro=105 shekels=55000 lire), poi tentando di impedire l'ingresso ai villaggi e di bloccare fisicamente la distribuzione spingendo i manifestanti giu' dai camion. Infine addirittura cambiando lo status del villaggio da Area B a zona militare chiusa nello spazio di mezz'ora, almeno questo e' quanto volevano sostenere con i manifestanti. Al termine della distribuzione, sulla strada del ritorno, all'uscita del villaggio, la polizia ha di nuovo fermato le auto e questa volta i manifestanti sono stati fermati e portati al posto di polizia dell'insediamento di Ariel da dove sono stati rilasciati qualche ora dopo. Ah, precedentemente l'autista di uno dei due camion e' stato multato con altre 100.000 mila lire per trasportare " una ragazza seduta in modo pericoloso sulla mercanzia" !


C'E' NOBEL E NOBEL

I soliti sionisti italiani, che appaiono piu' israeliani degli israeliani, hanno pubblicato un appello in cui chiedono di ritirare il Nobel ad Arafat al sito ttp://www.eclettico.org/israele/iniziative/nobel/Default.htm A noi e' arrivata una email in cui si chiede di aderire ad un appello per il ritiro del Nobel a Peres, cosa che ci sembra piu' opportuna visto l'attuale posizione di Peres e dato che riprende una proposta nata da membri israelo-palestinesi del parlamento israeliano e non da italiani che fanno i palestinesi. Ecco il testo: E' la stessa istituzione del Premio Nobel per la Pace a perdere di valore e senso nel momento in cui puś fregiarsene un uomo come Shimon Peres, che siede in un governo presieduto da un criminale di guerra e divide la responsabilitł di scelte di guerra e persecuzione che dłnno il colpo definitivo alle speranze legate al dialogo israelo-palestinese.Alla negazione del diritto dei palestinesi di vivere nella propria terra in condizioni di dignitł e sicurezza e non in un bantustan, ed allo sprezzante rigetto di solenni deliberazioni delle Nazioni unite, il governo di cui Peres fa parte unisce la cruenta repressione della popolazione civile all'interno, ed azioni militari all'esterno dei confini che, in continuitł con quelle di cui lo stesso Peres fu responsabile come primo ministro, mettono in pericolo la pace nell'intero Medio oriente. Inoltre, se la pace Ć memoria e testimonianza del passato proiettata nella speranza del futuro, non Ć eticamente accettabile che detenga il piŁ prestigioso titolo di pace un uomo che nel nome della realpolitik associa al rigetto del diritto al ritorno dei palestinesi la negazione del passato genocidio degli armeni e dell'attuale pulizia etnica dei kurdi. Per queste ragioni, come persone impegnate attivamente per la pace e per i diritti umani, ci uniamo ai deputati arabi della Knesset per chiedere al Comitato di Oslo di revocare la concessione del premio Nobel per la Pace a Shimon Peres.

Chi vuole puo' rispondere a dinofrisullo@libero.it o diffondere il testo.