Lettera del 12 aprile 2001

 

Le Donne in nero, insieme ad altri, arriveranno venerdi 13 in Palestina e sabato alle 16 parteciperanno alla manifestazione al check point di Betlemme, la prima di una serie di iniziative che si svolgeranno nella prossima settimana.


In questa lettera:

Una corrispondenza

Brevi su la Pasqua-attacco alla zona A e case abbattute

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Ritorno dalla Palestina

Nel corso di un mio recente viaggio nei territori occupati ho visto che il processo di espropriazione dei territori palestinesi da parte degli israeliani prosegue senza soste, anzi ha subito un'accelerazione. Ho visto come la potenza occupante pratica l'esproprio della terra, la distruzione della case palestinesi, l'apertura delle bypass-road (che aggirano i villaggi arabi e collegano tra loro gli insediamenti dei coloni, gli accampamenti dell'esercito), la chiusura delle strade che collegano i villaggi e le cittł arabe (con blocchi di cemento, con tonnellate di detriti e terra, con la distruzione del manto stradale e della massicciata oppure, ancora, con i posti di blocco). Questi quattro strumenti combinati insieme stanno trasformando i cosiddetti Territori Autonomi Palestinesi in una serie infinita di campi di concentramento a cielo aperto in cui la popolazione viene tenuta prigioniera, senza lavoro, senza commerci, senza servizi essenziali. Ad essa viene concessa una sola via d'accesso, soggetta alla volontł inappellabile dell'autoritł d'occupazione, che apre e chiude l'accesso a persone e mezzi a seconda del capriccio e della volontł di effettuare una rappresaglia. I coloni e i soldati israeliani, invece, grazie ad una meticolosa e ragionata opera di costruzione di svincoli, circonvallazioni e tunnels, possono raggiungere i "loro" accampamenti e le "loro" case aggirando l'ostacolo rappresentato dai palestinesi e dalle loro povere pietre. Che dire poi dei check points dove tutti i palestinesi devono sottostare quotidianamente all'umiliazione del controllo dei lasciapassare da parte di soldati israeliani. Chi visita la Palestina passando liberamente (grazie al passaporto straniero) da una parte all'altra, scavalcando i check points nota l'enorme quantitł di soldati, soldatesse, poliziotti, poliziotte, carri armati, blindati e jeeps telecamere e altri strumenti dispiegati ogni giorno dallo stato di Israele per angariare il popolo palestinese, per rubargli la terra centimetro dopo centimetro e per modificare la composizione etnica della popolazione residente sul terreno. Non si puś fare a meno di notare la scissione degli israeliani tra il loro mondo ricco pulito bello e raffinato e le incursioni nei Territori dove - con carri armati, bombe, giubbotto antiproiettile, fucile e manganello tengono a bada gli "arabi" i "selvaggi" e tentano di annientarli, umiliarli, espellerli, impoverirli, convincerli a scappare altrove: via da Gerusalemme, via dalla West Bank, via da Gaza, andate altrove, in Giordania, in Europa, negli USA, ma non qui, nella terra che Dio ha promesso agli ebrei. Rifletto sul fatto che questi soldati e poliziotti sono quasi sempre giovani (rigorosamente ambisessi: in Israele c'Ć la paritł uomo/donna!). Giovani che di giorno si comportano da bastardi con gli arabi e che di sera, tolta la divisa, vanno allegramente a divertirsi a Yehuda Street, ascoltano la musica rock (persino Sting!), in discoteca o alla Cineteque come se fossero persone normali. C'Ć una schizofrenia totale e pericolosa tra lo stile di vita "civile" della sera, quando sono "entre nous" e la sincera adesione ad una politica quotidiana razzista e coloniale finalizzata alla espulsione degli arabi dalla Palestina e da Gerusalemme. Che cosa permette questa scissione impressionante tra un "noi, civili, colti, raffinati" e un "loro, arabi sporchi e terroristi senza giustificazione"? Chi educa questi ragazzi a tale scissione? Purtroppo in Italia lo stato israeliano e l'impresa coloniale sionista trovano buona accoglienza presso i giornalisti "laici" e "di sinistra" i quali - pronti a indignarsi per la mancata separazione tra Stato e Religione che si registra nella cultura e nei paesi islamici - fanno finta di non vedere l'impasto mortifero che collega (anche a livello di spiegazione aperta, formale, dichiarata) la politica coloniale di Israele alla Terra che Dio promise al popolo di Israele. Questo fa sô che gli stessi mass media pronti a gridare "guerra per i diritti umani!" quando la CNN gli dł l'imbeccata, utilizzino poi tutti gli artifici della retorica e della manipolazione per indirizzare insensibilmente, ma fermamente l'opinione pubblica a favore degli israeliani, spiegando il conflitto in termini di "convivenza difficile" tra due popoli e due religioni e tacendo tutti gli aspetti della "conquista" coloniale che un pezzetto di Occidente, animato da un folle disegno di rivincita e auto affermazione contro 2000 anni di storia, sta scaricando su un popolo privo di alcuna responsabilitł storica circa la diaspora e la strage degli ebrei del XX secolo, privo degli strumenti, delle armi, delle alleanze internazionali necessarie per reagire all'aggressione. Le ragioni dei palestinesi hanno poco ascolto in Italia e i palestinesi hanno pochi amici. Ú necessario fare di piŁ per chiarire le vere ragioni del conflitto e le sue implicazioni internazionali. Non Ć infatti cosa di poco conto avere nel Medio Oriente uno stato aggressivo e militarista (armato anche della bomba H!), organicamente vincolato agli USA e alla Turchia assieme a cui costituisce il braccio armato meridionale della tenaglia USA (l'altro braccio essendo l'Inghilterra ) pensata per limitare e controllare l'UE e i paesi arabi. Quei pochi ambienti che ancora appoggiano apertamente i palestinesi dovrebbero fare qualcosa per portare dinanzi al pubblico italiano le ragioni dei palestinesi ed hanno il dovere di farlo presto, con intelligenza e fantasia organizzativa. PoichÄ il conflitto Ć destinato a durare ancora a lungo e ad assumere toni sempre piŁ drammatici, Ć importante che si costituisca un fronte, una lobby palestinese in Italia che difenda le ragioni di questo popolo infelice e apra gli occhi agli italiani.

Corradino Agnello


Sono migliaia i palestinesi cristiani (cattolici ed ortodossi) di Cisgiordania ai quali sara' impedito di celebrare la ricorrenza pasquale nel luoghi santi di Gerusalemme. Tutti i permessi sono stati revocati da mesi e chi viene scoperto in citta' e' passibile di una multa di oltre 1 milione e qualche mese di galera. A Khan Younis sono entrati i carri armati e i buldozer israeliani. I mezzi militari hanno violato l'area sotto completo controllo palestinese, l'area A definita dagli accordi di Oslo. Un fatto gravissimo. La conseguenza e' stata altri 4 morti e 31 feriti, tutti palestinesi. Inoltre sono state distrutte 31 case. Altre 25 case palestinese erano state distrutte nei giorni scorsi a Issawiya, alla periferia di Gerusalemme e vicino Hebron. A Hebron il motivo era che "disturbavano" il collegamento tra due insediamenti di coloni israeliani.


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