Lettera del 14 marzo 2001


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Un articolo pubblicato sul "Canadian Globe and Mail", venerdi 9 Marzo, 2001 con una risposta dello scrittore russo-israeliano Israel Shamir (1)

E' ora di finire l'Intifada Ariel Sharon fu schietto come sempre quando salď al potere come Primo Ministro d'Israele. Mentre prometteva di lavorare per la pace , diceva ai palestinesi che non ci sarebbero stati nuovi dialoghi fino a quando l'attuale violenza non fosse finita. Quello é cio che dovrebbe avvenire. Dopo 5 mesi di spargimenti di sangue duranti i quali piĚ di 430 persone sono morte, un periodo di calma é vitale. Finche le armi da fuoco non sono deposte e i sassi lasciati a terra, niente puė essere conseguito al tavolo della pace.Perché poi i palestinesi continuano la loro rivolta? L'Intifada, come i palestinesi la conoscono, non ha portato niente di buono alla causa palestinese. Al contrario, allarmė a tal punto gli elettori israeliani che scelsero di votare la dura linea di Sharon, un uomo che gli arabi considerano un aspro nemico. Come risultato diretto dell'Intifada, le larghe concessioni offerte ai palestinesi dal predecessore di Sharon, Ehud Barak, sono ora fuori dal tavolo delle trattative. I sassi palestinesi (e qualche volta i proiettili) continuano ancora a volare. Solo ieri, un leader palestinese ha detto che l'Intifada andrą avanti finche l'occupazione israeliana avrą fine. "Noi dobbiamo mostrare agli israeliani che Sharon non gli darą la sicurezza che vogliono", dice Marwan Barghouthi, un leader di Fatah, l'organizzazione di Yasser Arafat. "Se loro vogliono l'occupazione e gli insediamenti, devono rinunciare alla sicurezza".Inoltre aggiunge al suo discorso "Noi non crediamo che senza un'Intifada ci siano dei vantaggi nei negoziati. Cosď l'Intifada é la condizione perché i negoziati abbiano successo. I negoziati non hanno senso senza l'Intifada". In altre parole, mentre Sharon dice che le trattative non possono iniziare se l'Intifada non finisce, Barghouthi dice che esse possono iniziare solo se l'Intifada continua.Ciė chiarisce le cose. I leader palestinesi hanno sempre affermato che l'Intifada era un'eruzione spontanea di rabbia contro l'occupazione israeliana, e che essa continuė solo a causa della dura risposta di Israele. Da Barghouthi essa suona piĚ come una deliberata strategia designata a rimuovere Israele dai territori occupati con la forza. Beh, ciė non funziona. Gli israeliani girano sempre i carri quando si sentono sotto tiro, e questo é esattamente quello che hanno fatto eleggendo Sharon. Invece di ritirarsi, Israele é ora determinato a stringere il suo controllo nei territori e a rispondere ad ogni attacco con forze uguali o piu potenti. Anche se la violenza palestinese avesse qualche possibilitą di riscuotere successo, essa sarebbe comunque sbagliata. Quando i leader palestinesi entrarono formalmente nel processo di pace nel 1993, essi promisero di rinunciare alla violenza. Gli israeliani furono definitivamente d'accordo con l'inizio di un negoziato a partire dalla West Bank e dalla Striscia di Gaza. Questo era l'affare: terra per la pace. Ritornando alla violenza i palestinesi hanno rotto questo accordo. Ciė poteva essere giustificabile solo se le trattative di pace non stavano portando a niente di buono e l'occupazione israeliana stava diventando piĚ dura. Ma era vero l'opposto. Dopo molti ritardi, le forze israeliane si erano ritirate da molte cittą palestinesi. Barak aveva proposto le concessioni piĚ generose mai annunciate da un governo israeliano, inclusa l'offerta di cedere la sovranitą israeliana su parti della santa delle sante, Gerusalemme. Due mesi piĚ tardi iniziė l'Intifada. Perché poi ciė accadde é un mistero. E che ancora continua é un crimine. (2) Risposta di Israel Shamir , inviata all'editore del Canadian Globe and Mail 11 marzo 2001- Jaffa L'Intifada Ź come il grido di un bambino maltrattato che da' un calcio alla porta della stanza buia dove i suoi tormentatori l'hanno rinchiuso. Se non grida, rimarrą lď, nell'umida cella con i topi, per sempre. La risposta palestinese alle nostre persecuzioni Ź minima, e appena ci disturba, a noi ebrei israeliani. Loro tirano solamente pietre nei sobborghi dei loro villaggi. I miei antenati, ebrei russi, risposero alle restrizioni imposte agli ebrei dall'Impero Russo uccidendo un paio di Zar, molti ministri e ufficiali ed infine uccidendo ed esiliando la maggior parte della classe dominante russa. Una piccola lettura della storia rivelerą un fatto spaventoso: le restrizioni e i pogrom degli Zar erano modesti confrontati con quelli che noi, gli israeliani, imponiamo ai palestinesi. C'é un modo per fermare la violenza nella Terra Santa. I palestinesi cristiani e musulmani devono avere gli stessi diritti degli ebrei. Se la proprietą ebrea é sacra, anche la proprietą dei gentili deve essere tale. Se un ebreo é libero di spostarsi, cosď deve esserlo un gentile. Se questo non viene superato, la rabbia dei vinti potrebbe rieccheggiare in tutto il mondo. Potrebbe anche raggiungere Toronto. I palestinesi potrebbero ricordare i passaporti canadesi concessi agli assassini del Mossad. Potrebbero ricordare il "Parco del Canada" costruito da ebrei canadesi nell'area di Emmaus, il villaggio palestinese dove GesĚ condivise il pane con Cleopatra. L'esercito israeliano lo distrusse nel 1967, e i suoi abitanti, discendenti di Cleopatra, ora tirano pietre all'ingresso dei loro campi profughi. Il quasi unanime consenso internazionale in sostegno ai diritti dei palestinesi non e' per il momento ostile al Canada o agli ebrei in generale. Ma se il sostegno per l'occupazione e per la segregazione razziale continua, l'onda del castigo, che il Canada e noi ebrei potremmo un giorno dover affrontare, é terribile da prevedere.


Dal JMCC oggi : Arafat:" nessuno puo' cambiare la nostra posizione su Gerusalemme" Ucciso un palestinese alla barriera di sassi alzata dagli israeliani all'ingresso del villaggio di Aqraba Demolite due case a Bet Ummar Colpite aree residenziali a Khan Younis, Hebron e Jenin I paesi arabi e non allineati chiedono la riunione del Consiglio di sicurezza sulla Palestina. Il presidente Usa, Bush, critica l'assedio israeliano di Ramallah ma minaccia di porre il veto alla protezione internazionale

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